La storia del flash

Un giorno il mio maestro Abresh mi chiese di scattare una foto a Padre Pio durante la Santa Messa, precisamente al momento della benedizione. In compenso mi avrebbe dato 5.000 lire. Io, che allora guadagnavo 500 lire al mese, gli dissi di mettere da parte i soldi. Preparai il flash con la macchina fotografica e con l’accordo delle “Pie  donne” (così erano soprannominate le figlie spirituali di Padre Pio) la mattina presto mi posizionai in prima fila a destra dell’altare di San Francesco, nella chiesa piccola. Giunto il momento della benedizione Padre Pio benedisse l’assemblea alzando la mano senza i guanti, perché durante la messa non li usava. In quel momento scattai la foto, mi trovavo a circa un metro e mezzo di distanza dal Padre. Sentii un urlo improvviso e un grido: “Chiamate i carabinieri!… Chi è quello lì?…”. Mortificato nel vedere Padre Pio arrabbiato, era la prima volta che lo vedevo così sconvolto, mi impaurii e caddi in uno stato di mortificazione.

Le “Pie donne” si meravigliarono della reazione del frate aveva avuto nei miei confronti, perché conoscevano benissimo i rapporti confidenziali che intercorrevano fra me e Padre Pio. Andai immediatamente in sacrestia come tutti gli altri giorni per baciare la mano al Padre (Padre Pio permetteva a noi ragazzi di baciare la mano senza i guanti, sopra e sotto le stimmate) e gli dissi: “Padre, scusami non sapevo che ti arrabbiavi tanto per una foto”. Lui rispose: “Ah! Sei tu che hai fatto quella luce?”.  “Sì, Padre”.  Vedendomi così mortificato, per tirarmi su il morale, con una grande dolcezza mi disse: “Fanne quante ne vuoi, senza quel mastrillo (il flash), perché potrei anche cadere” (il flash lo impressionava molto); gli risposi: “Padre, è impossibile fotografare senza quel mastrillo. Tu sei esperto nei miracoli, nella messa, nel convertire le anime, nel confessare, ma non sei un fotografo”. A quel punto Padre Pio esclamò: “Tu fanne quante ne vuoi senza quel mastrillo”. Aggiunsi: “Padre stai tranquillo che non vengo più a fare fotografie”; e lui ancora: “fanne quante ne vuoi senza quel mastrillo”. Così, finita l’arrabbiatura, ci salutammo come tutti gli altri giorni.

Quello stesso giorno, nel tardo pomeriggio, Abresh mi chiamò per fare un servizio fotografico ad una prima comunione in convento. Io rifiutai perché la mattina avevo fatto arrabbiare Padre Pio. La sera mi venivano in mente le parole di Padre Pio e pensavo che se le foto senza il flash non venivano, avrei potuto rimproverarlo. Il giorno dopo scattai le foto senza flash al lume di due candele. Andai subito a svilupparle e con sorpresa, vidi che le foto erano venute bene e così mi resi conto che anche Padre Pio era “fotografo”. La foto che fece arrabbiare il Padre è una delle più belle, lo ritrae durante la benedizione sull’altare San Francesco della chiesetta conventuale addobbato con garofani bianchi.

Io rinunciai alle 5.000 lire che il maestro Abresh mi aveva promesso per la foto, dispiaciuto per aver fatto arrabbiare Padre Pio.

  Elia Stelluto